Le Grandes Jorasses, capolavoro d'architettura naturale

Nella parte orientale del Monte Bianco, oltre il Colle del Gigante, sorge uno dei gruppi montuosi più maestosi ed affascinanti dell'interno arco alpino: le Grandes Jorasses. Da dove derivi questo nome rimane ancora un mistero in parte irrisolto: citato anche da Giosuè Carducci nella forma italianizzata "Grande Giurassa", si pensa che derivi dal celtico "juris" che significa "bosco alto", non perchGrandes Jorassesè un tempo la vetta fosse ricoperta da vegetazione, ma perchè probabilmente alle sue pendici vi fosse una località con questo toponimo, esteso poi all'intero massiccio; secondo un'altra corrente di pensiero, il nome deriva invece dal sanscrito "yuga", che significa appunto "montagna". Caratteristica importante di questo massiccio è che è pressochè invisibile dai centri abitati: dal versante italiano di Entrèves si scorge infatti solamente il versante sudovest, mente da Chamonix, per poterlo ammirare, è necessario risalire al Montenvers  da lì attraversare la Mer de Glace. Le Grandes Jorasses si compongono da una serie di vette concatenate tra loro: la Punta Young (3996m), la Punta Margherita (4065m), la Punta Elena (4042m), la Punta Croz (4108m), la Punta Whymper (4180m) e la Punta Walker (4206m), le quali sul versante nord precipitano per 1200 metri sul Glacier de Laschaux, mentre a sud un muro di 1500 metri con il ghiacciaio pensile delle Grandes Jorasses. Dal punto di vista alpinistico, la prima conquista delle Grandes Jorasses risale al 1865 grazie a Edward Whymper, che raggiunse la vetta che attualmente porta il suo nome, la quale però era di pochi metri più bassa di quella più ad est, vinta pochi anni più tardi da Horace Walker. Un punto di particolare interesse alpinistico è l'elegante Sperone Walker, che raggiunge la cima omonima attraverso la parete nord. Si dovette attendere il 1938, dopo numerosissimi tentativi, per poter vedere vinto uno dei grandi "problemi alpinistici" alpini: fu una cordata guidata da Riccardo cassin, Esposito e Tissoni, chiudendo così tradizionalmente un epoca, prima del secondo conflitto mondiale. La Via Cassin rimane oggi una delle più belle e frequentate dell'intero massiccio; su questo itinerario fu registrata anche la prima femminile ad opera di Loulou Boulaz. Alla parete est delle Grandes Jorasses è invece legato il nome di Giusto Gervasutti, che riuscì a conquistare questa muraglia selvaggia nel 1942, attraverso una via che ancora oggi è considerata tra le più impegnative del massiccio. Per quanto riguarda la via normale alla vetta, essa si sviluppa lungo la parete sud, in un ambiente affascinante grazie ai poderosi ghiacciai che sovrastano la Val Ferret, sfruttando come punto di appoggio il Rifugio Boccalatte, uno dei rifugi paesaggisticamente più impressionanti delle Alpi, trovandosi su una bastionata di rocce nel mezzo di due maestose lingue glaciali in continuo movimento.


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