Il Vallo Alpino

Vallo Alpino

Il Vallo alpino (termine che deriva da Vallum, un'antica costruzione difensiva romana) è una complessa opera di fortificazioni fatta costruire da Mussolini prima dello scoppio della seconda Guerra Mondiale con lo scopo di proteggere il confine Italiano dai paesi limitrofi (Francia, Svizzera, Austria e Jugoslavia.) da eventuali invasioni straniere.

Al termine della Prima Guerra mondiale molte nazioni europee svilupparono una forte politica di fortificazioni, l'italia si trovava a difendere una frontiera molto ampia e soprattutto di carattere montuoso, si trattava infatti di circa 1850 km di confine.

 

La costituzione del Vallo Alpino avvenne ufficialmente il 6 gennaio 1931 (il Regime fascista in questi anni deliberò anche dei lavori di manutenzione alle opere della Linea Cadorna), l'opera si  estendeva per moltissimi chilometri a partire dalle Alpi piemontesi occidentali (Ventimiglia), per poi terminare nelle Alpi Carniche nei pressi della Città di Fiume.

Solamente 10 anni dopo, nel 1940, ottenne la denominazione di Vallo Alpino Littorio, su ispirazione del Vallo di Adriano ai tempo degli antichi romani.

Il Vallo alpino proseguì la sua costruzione, con anche diversi rifacimenti a seguito delle migliorie tecnche sulle difese (muri spessi di cemento armato che andarono a sostituire i primi modelli in cemento e pietra) fino al 1943, quando il regime fu costretto ad abbandonare il progetto a causa della brutta piega che stavano assumendo gli eventi bellici. Se il Vallo Alpino fosse stato completato, avrebbe potuto contare nel complesso su 3.325 impianti fortificati

Le paure di Mussolini all'epoca della costruzioni erano molteplici: da un lato il timore di un'invasione alleata dal versante francese, dall'altro quello di un'avanzata comunista dal confine jugoslavo, mentre la linea nord deriva dalla diffidenza nei confronti degli alleati  nazisti, i quali avrebbero potuto sconfinare in Italia si attraverso la Svizzera  che attraverso l'Austria, ormai annessa al Reich.

Elemento importantissimo per il funzionamento del Vallo Alpino erano le vie di comunicazione: le varie postazioni erano infatti collegate da una fitta rete di strade, dalle carrozzabili alle  semplici mulattiere, che garantivano la possibilità di rifornimento di viveri e armamenti per le truppe in servizio.

Tra le fortificazioni più conosciute, ricordiamo soprattutto quelle occidentali, come il Forte dello Chaberton, le difese del Colle dell'Agnello e del Colle di Tenda, mentre ad est tra le opere più conosciute e meglio mantenute abbiamo le strutture di Dobbiaco e di Fortezza, nonchè quelle del tarvisiano e del Monte Croce di Comelico.

 

Dopo la seconda Guerra Mondiale, in pieno clima di Guerra Fredda, molte di queste postazioni continuarono ad essere utilizzate, si ebbe una nuova esigenza di difendere l'Italia da eventuali aggressioni dall'oriente, che portò a una nuova valorizzazione delle opere fortificate rimaste del Vallo Alpino.

Nel 1986 molte delle fortificazioni (quelle meno stretegiche) vennero dismesse, anche se solamente nel 1991 avvenne la chiusura definitiva delle ultime fortificazioni attive del Vallo Alpino.

 

Di particolare interesse sono anche le caratteristiche di queste opere di fortificazione, in particolare :

Le Camere di combattimento, ovvero piccole stanze, a volte anche sotterranee, che ospitavano cannoni anticarro o mitragliatrici, celate dietro un'apposita feritoia, appositamente mascherata.

Le porte, erano posizionate in direzione opposta a quella di ipotetica invasione, venivano inserite in una trincea (delle volte anche coperta) per mascherarne l'esistenza

I Locali erano collegati tra di loro da stretti corridoi, molto spesso intervallati anche porte stagne, queste ultime dovevano infatti resistere a particolari attacchi con i Gas

Le strutture difensive del Vallo Alpino, secondo un'apposita circolare, dovevano poter resistere autonomamente dal punto di vista di provviste e munizioni per molto tempo. All'interno erano infatti presenti delle vasche di acqua e un locale destinato alle provviste

Le linee di fortificazioni del Vallo Alpino inoltre, comprese le casermette (collocate molto spesso nei pressi degli sbarramenti) erano immerse nell'ambiente circostante e dovevano mimetizzarsi perfettamente; molto spesso le fortificazioni venivano inserire nelle grotte e negli anfratti naturali, sfruttando così al massimo il mimetismo naturale.

 

Oggi buona parte delle fortificazioni rimaste giacciono in stato di abbandono, spesso anche a causa della loro posizione, trovandosi su valichi d'alta quota o creste non facilmente raggiungibili; tuttavia, in alcuni casi è stata avviata un'opera di riqualificazione, trasformando le strutture in veri e proprio luoghi della memoria bellica, talvolta ricavandone veri e propri musei.