La leggenda di Dina e dei fiori di Lagorai

La vallata di Lagorai -photo by immaginoscrivendo.forumcommunity.netNella Catena del Lagorai, un gruppo montuoso del Trentino di straordinario valore naturalistico, si celano delle storie e molte leggende veramente fantastiche. Oggi ve ne raccontiamo una...

La leggenda narra che nel Lagorai, ai piedi del lago, vi fosse un castello, nel quale viveva una ragazza di nome Dina. Tutta la vallata del Lagorai era ricoperta di fiori azzurri che si riteneva fossero le anime dei guerrieri morti in guerra.

Queste anime venivano trasportate dai corvi in questo luogo per poi essere trasformate in fiori. Chiunque bagnava un fiore per più di 7 giorni di seguito, poteva entrare in contatto con l'anima del guerriero deceduto. La povera Dina, che non vedeva ritornare più il suo fidanzato dalla battaglia, iniziò ad annaffiare uno ad uno i fiori, con la speranza prima o poi di entrare in contatto con il suo caro. Un giorno apparve una signora con un lungo mantello verde, le parlò e le disse : “Dina, il tuo amore è vano, il guerriero che cerchi non è morto ma ha sposato un altra donna ! “, poi portò la fanciulla di fronte a 5 fiori, e le disse che i 2 più grandi simboleggiavano l'ex fidanzato e la sposa, mentre gli altri erano i figlioletti.

Un giorno mentre passeggiava nella foresta di "Treselùm" in Val di Fiemme, la ragazza incontrò un bambino; vedendo il fanciullo da solo lo riportò al castello più vicino, convinta che si fosse perso. Nel tragitto di casa la giovane fidanzata abbandonata si sentì più triste che mai nel vedere i fiori che aveva inutilmente bagnato e, alzando gli occhi al cielo, le sembrò che le alte vette del Lagorai impallidissero, poi udì delle campane e qualche suono acuto. Dina andò al ruscello e dopo essersi bagnata le mani nelle sue acque si sentì subito meglio e passarono di colpo anche i rumori. Dopo pochi minuti riapparve la donna dal mantello verde, che le disse : “Dina tutte le anime dei guerrieri che hai destato ora ti chiamano a loro, il tuo posto sarà sulla vetta più alta di tutte”.

La giovane nei giorni successivi ebbe ancora il malore dell'altra volta, che risolse sempre bagnandosi nelle acque del ruscello. Ritrovò anche il bambino che aveva accompagnato a casa che vagava per cercarla; il fanciullo si affezionò tantissimo alla giovane tanto che quando stava male le portava l'acqua, inoltre le giurò che se fosse morta anche lui l'avrebbe seguita. Il padre del ragazzino preoccupato per il comportamento del figlio un giorno lo seguì per scoprire dove si recava misteriosamente ogni giorno, e così vide anche lei, la povera Dina. La ragazza alla vista del padre si sentì subito male, implorò il ragazzino di prenderle dell'acqua, ma il padre pensando che fosse una scusa per fuggire lo legò ad un'albero. La ragazza si sentì sempre peggio e il padre si convinse della necessità dell’acqua, ma decise di andare lui stesso.

Purtroppo quando ritornò dalla ragazza era ormai troppo tardi. Il padre portò via il ragazzo, ma nel tragitto di casa anche lui si sentì male e morì di convulsioni. La madre del ragazzo si fece raccontare tutto dal padre, e pensò che Dina fosse una strega, ordinò quindi che il suo corpo venisse bruciato.

I servi partirono e quando furono di ritorno raccontarono di aver visto migliaia e migliaia di guerrieri che scendevano dai monti per metter Dina in una bara di fiori azzurri e portarla con onore sulle cime più alte.

La notte seguente gli stessi guerrieri, con elmi ornati di fiori azzurri, attraversarono fossati e muri del castello, presero il bimbo e lo portarono vicino a Dina, sulla cima più alta, quella che di notte si fa d'argento.

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