La storia del Selvaggio di Pontives, leggende dolomitiche

Val Gardena - photo by val-gardena.comSulla Via che porta in Val Gardena i passanti erano soliti transitare nei pressi del Monte Lajòn e poi lungo il torrente Derzòn, da questo punto in avanti essi incontravano il tratto più pericoloso dell'intero tragitto, ovvero l'attraversamento di un cumulo di grossi massi e pietre di origine franosa, conosciuto con il nome di “Ròa de Puntives”.

La leggenda narra che in questo luogo vivessero dei terribili mostri, creature misteriose che inveivano contro i passanti lanciando pietre e altri massi, il più famoso tra di loro era senza dubbio il “Selvaggio di Pontives”.

La storia di questo personaggio ci trasporta nei tempi passati, quando in queste valli viveva una ricchissima ragazza rimasta orfana con una perfida cugina che pare avesse avvelenato il marito, la giovane ragazza era cresciuta molto viziata con un carattere capriccioso e bizzarro. Un giorno le due decisero di organizzare una festa, gli invitati erano moltissimi, e per movimentare un po la serata la giovane propose alla cugina una bizzarra scommessa, ovvero pretendeva che trovasse l'uomo più goffo grasso e brutto dell'intera contea per poi sposarlo.

La cugina accettò la scommessa anche perchè conosceva un personaggio che faceva di mestiere il fabbro e che viveva in una remota vallata, lui era un uomo rude e grosso vestito con pelli di animali, non aveva una casa e viveva come un'orso selvatico, ma era di animo buono.

La cugina alla fine riuscì a sposarlo, vincendo quindi la scommessa, la giovane ragazza rideva a crepapelle nel vederli, ma il poveretto non conoscendo il tranello nel quale era stato adescato non capiva e faceva finta di nulla.

Anche dopo il matrimonio le due perfide donne passavano intere giornate a deridere il povero malcapitato, ma lui in quanto molto ingenuo e sempliciotto non se ne curava e non si lamentava mai.

Un giorno però la più perfida delle due architettò uno scherzo, fece credere al marito che la sera stessa ci sarebbe stata una festa, alla quale gli invitati erano moltissimi e che lui avrebbe dovuto indossare un'abito dai colori sgargianti e palesemente ridicoli. L'uomo con grande sorpresa rifiutò immediatamente, come motivazione disse anche ogni uomo nella sua vallata d'origine possedeva dei vestiti, essi lo rappresentavano ed erano parte di lui, mai più avrebbe potuto liberarsene e cambiarli.

Così la perfida cugina non contenta, disse alla ragazza di prendere i vestiti del marito e di bruciarli, così non avrebbe avuto più scuse, rimanendo costretto ad indossare i nuovi. Quando l'uomo lo venne a sapere per la prima volta lo sentirono urlare, e gridò talmente forte che le due donne si spaventarono, il marito coperto solamente con un paio di pantaloni di pelle e scappò nel bosco, il suo carattere era mutato, adesso era diventato rissoso solitario e scorbutico.

Pare vagasse per i boschi inquieto come un orso selvatico, incontrò anche un maligno garzone che prese a stuzzicare il pover uomo dicendogli che avrebbe potuto uccidere la donna che l'aveva ridotto in questo stato, che era il trattamento che si meritava e che se il garzone fosse stato in lui a quest'ora quella ragazza l'avrebbe già uccisa. Il fabbro si accese di ira mai vista prima, scatenò a sua forza sradicando un albero e uccidendo il garzone con un solo colpo in testa. Poi di corsa scomparve nel bosco, rifugiandosi nell'attuale “Ròa de Puntives”.

Un giorno un bambino e una bambina passando da quelle parti videro l'enorme uomo che si lamentava e piangeva di continuo, già avevano udito voci su quel personaggio e pare che alcuni commenti dicevano che divorasse addirittura i più piccoli, ma i due non si fecero intimorire e non lo videro come un essere pericoloso, vi si avvicinarono e decisero di procurare dei nuovi abiti adatti al fabbro.

Il bambino trovò una pelle che faceva al caso loro, mentre la piccolina si diede da fare per cucirla e creare un vestito, l'uomo appena vide il suo nuovo abito rimase straordinariamente colpito e disse : “Grazie mi avete liberato da questa situazione, ora ho dei vestiti miei e sono di nuovo io !”, poi aggiunse : “Non sono possessore più di nulla ma vi posso affidare questo luogo, esso è un luogo magico e quando griderete la parola “Musnatta” appariranno dei fantastici lamponi, buoni come non ne esistono in queste vallate”.

I due piccoli conservarono per tutta la loro vita il segreto, e quando la piccola diventò una vecchietta che andava in giro di villaggio in villaggio con il bastone tutta curva a vendere i fantastici lamponi, la gente si chiedeva ancora come facesse una donna di quell'età a trovare dei frutti così prelibati in ogni stagione dell'anno, perfino nel freddo inverno.


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