La Sacra di San Michele

Sacra di San Michele

Le origini del Monastero della Sacra di San Michele, che dall'alto dello sperone del monte Pirchiriano domina la Val Di Susa (Situato nel territorio del comune di Sant'Ambrogio di Torino poco sopra la borgata San Pietro), si perdono nella leggenda, tanto che ancora oggi non è chiaro l'anno in cui iniziò l'edificazione del complesso religioso. Il culto di San Michele, difensore della cristianità dagli infedeli, era diffuso in tutta Europa già dai primi secoli dopo Cristo, ma in queste valli scavate tra le cime alpine giunse solamente intorno al settimo e ottavo secolo.

 

Secondo gli storici, che costantemente studiano questo luogo, già in epoca romana esisteva ( dove ora sorge l'attuale abbazia) un presidio militare. Come già accennato la data precisa di costruzione è ancora un dato incerto, secondo gli studi dello storico più antico (un monaco dell'XI Secolo) la data di fondazione è indicata tra il 9

96 e il 998. Mentre gli studiosi studiosi sono orientati a identificare negli anni 999-1002 il periodo in cui nacque questa abbazia

 

Inizialmente si trattava di una struttura piuttosto piccola, andata ampliandosi negli anni grazie agli apporti di diversi "signori" locali ( in particolare Hugon di Montboissier, governatore di Aurec-sur-Loire, nell'Alvernia), ma fu con l'avvento dei Benedettini intorno al 1100 che si ebbe il primo grande sviluppo del monastero: poichè questo sorgeva lungo un'importante via di Pellegrinaggio che collegava la Normandia con l'Italia, la Sacra di San Michele divenne presto luogo di rifugio e ospitalità per i numerosi pellegrini che attraversavano le Alpi. Venne così costruito l'edificio della foresteria che aveva appunto la funzione di accoglienza.

Il Monastero Nuovo (oggi in rovina) venne edificato sul lato Nord e aveva la funzione di accogliere i Monaci. All'interno vi si trovavano le celle, la biblioteca, le cucine, il refettorio e le officine.

Oggi si celano diverse leggende, in particolare quella della Torre della bell'Alda, un edificio ormai in rovina che sorge ai lati del Monastero Nuovo. Si narra che una giovane fanciulla di nome Alda, per sfuggire al rapimento di un gruppo di soldati, si fosse buttata dalla cima della torre, sopravvivendo però alla caduta grazie all'aiuto di alcuni angeli; per dimostrare a tutti l'accaduto, la giovane ripeté il gesto, ma questa volta nessun angelo accorse in suo aiuto e morì schiantandosi al suolo.

La nuova Chiesa, che è ancora quella attuale, è un complesso veramente imponente la quale costruzione dovette richiedere molti anni. Il lavoro durò a lungo e fu più volte interrotto a causa delle difficoltà che si incontravano nella realizzazione di un'opera tanto imponente.

Terminato il periodo di vita Benedettina, dopo circa 600 anni, la Sacra restò quasi abbandonata per oltre due secoli. Nel 1836 Carlo Alberto di Savoia si impegnò a far risorgere il monumento.

Papa Gregorio XVI, nell'agosto 1836 nominò i Rosminiani amministratori della sacra e delle superstiti rendite abbaziali.

 

L'atmosfera che offre la Sacra di San Michele ha ispirato numerosi autori letterari tra cui Umberto Eco, che ne fece l'ambientazione del suo capolavoro "Il nome della Rosa".

Oggi è considerato il monumento simbolo della Regione Piemonte, punto di transito per i pellegrini di Italia e Francia. Il suo numero di visitatori è in costante aumento, si registra che nel 2016 è stato visitato da 100.000 persone

Nel 2017 è stata presentata al pubblico la candidatura dell'abbazia a patrimonio dell'umanità dell'UNESCO

 

Per gli appassionati di montagna, il monastero di San Michele rappresenta anche un importante meta per numerose escursioni, la quale la collegano in poche ore la Sacra con i paesi della valle (il primo la collega all'abitato di Chiusa di San Michele, l'altro la collega all'abitato di Sant'Ambrogio tramite un'ampia mulattiera con delle stazioni della Via Crucis).

Sempre per la Sacra passava in epoca medievale, un'importante via di pellegrinaggio: la via Francigena; la quale passando per la Val di Susa, si incrociava con le altre varianti che collegavano Roma con Santiago di Compostela.

Per gli appassionati di ascensioni alpinistiche, il complesso è anche raggiungibile tramite la via ferrata Carlo Giorda che parte da Sant'Ambrogio di Torino ai piedi del monte Pirchiriano


 

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