Guido Machetto, la vita e le imprese di questo grande alpinista

Guido Machetto - foto di banff.itGuido Machetto, uno dei più grandi alpinisti italiani, nasce a Biella il 28 Maggio del 1937.

Marchetto era un vero e proprio avventuriero; l'alpinista biellese ha infatti nel suo curriculum alpinistico moltissime nuove cime tra cui spiccano numerose nuove ascensioni, diverse ripetizioni importanti e soprattutto una concezione “moderna” che, all’interno dell’alpinismo classico, precorre i tempi delle grandi scalate himalayane in stile alpino degli anni ’80.

 

Da giovanissimo Guido Machetto diventa presto Maestro di Sci, Guida Alpina e Istruttore Nazionale. La sua grandissima passione per l'alpinismo e in particolare per i viaggi, per l'avventura e la scoperta di nuovi mondi lo porta ben presto in giro per il mondo, a compiere prime salite o ripetizioni importanti.

Marchetto è anche scrittore, realizza un libro dal titolo “Tike Saab”, che in Karakorum vuol dire : sì signore, va bene signore, che Allah ti protegga signore... ecc ecc

Il testo è una vera e propria autobiografia di Marchetto, all'interno del quale egli si racconta con diversi aneddoti in uno stile letterario tutto suo, spesso criticato e che entra in contrasto con le tradizioni di un tempo. A Guido queste cose non interessano e preferisce abbandonarsi completamente al suo stile, difendendo una visione dell'alpinismo fatta di uomini e non di eroi.

Il suo carattere appare duro e severo ma in fondo si coglie in lui un uomo sensibile, capace di cogliere la poesia della montagna, la sua grande passione.

 

La sua attività alpinistica “esplode” quando entra a far parte del “Group Haute Montagne” di alpinisti francesi, dove si specializza con le prime ascensioni e le vie invernali.

In quegli anni: compie la parete ovest dell'Aguille de Blaitière, apre una via nuova sul Pilastro Sud della parete Sud del Cervino, sale la sud alla Walker delle Grandes Jorasses, porta a termina la prima invernale della Nord Est della Grivola e molte altre imprese.

La carriera alpinistica di Guido Machetto è anche contrassegnata da alcune rinunce, come quella di qualsiasi altro normale alpinista, la più celebre è quella del febbraio del 1971, quando con Alessandro Gogna, Gianni Calcagno e Bruno Allemand tentano la cresta integrale di Peutèrey che porta alla vetta del Monte Bianco, cercando di effettuarla in invernale.

Dopo 7 bivacchi, ormai allo stremo delle forze e senza cibo, il gruppo decide di chiedere aiuto all'elicottero, il quale recupera e porta in salvo gli alpinisti.

Questa vicenda crea nuovo scalpore e diverse critiche da parte dei media locali e della stampa.

 

A partire dal 1963 la sua indole di viaggiatore o meglio di esploratore avventuroso si fa sempre più sentire; in quest'anno Guido prende parte ad una spedizione chiamata “Città di Biella” sulle Ande, due anni dopo parte per la Lapponia, successivamente per la Terra del Fuoco e nel 1967 si reca a Gokan Peak in Himalaya.

Nel 1971 avviene però la spedizione che più ha contraddistinto il suo modo di essere ed ha scatenato più fermento nel mondo dell'alpinismo; Machetto partecipa alla spedizione “Città di Biella” del CAI in Hindu Kush (catena montuosa dell'Afghanistan), ma, invece di raggiungere la zona in aereo, “preferisce” servirsi di un comune pulmino compiendo un viaggio carico di avventura e di un pizzico di follia.

Una volta giunto in loco sale l' Udren Zom ( 7131 mt.) effettuando l'impresa in solitaria.

 

Nel 1973 diventa capo spedizione sull'Annapurna, in Nepal.

L'impresa inizia nel migliore dei modi, ma purtroppo una terribile tragedia si celerà in questa apparentemente tranquilla spedizione, una valanga travolge il secondo campo in quota, portandosi via gran parte del materiale di spedizione ma soprattutto le vite di Miller Rava e Leo Cerruti.

 

In questi anni Guido Machetto riflette su un nuovo progetto; è sua l'idea di portare lo “stile alpino” ovvero senza sherpa oltre il campo base ma solo di salire con le proprie forze, sulle montagne dell'Himalaya.

Parte dopo poco solamente con l'amico Beppe Re alla conquista del Tirich Mir; correva l'anno 1974.

Dopo una salita estenuante i due scalano l'imponente montagna di 7480 mt coronando un vero e proprio sogno e una grande impresa.

Machetto decide di tornare su questa vetta anche l'anno seguente con l'amico Gianni Calcagno dove raggiungeranno sempre la cima ma tramite uno sperone ghiacciato di 1300 mt.

 

Machetto aveva in mente o forse già in progetto la scalata in “stile alpino” anche di una montagna più alta, forse un ottomila e magari proprio la tanto temuta Annapurna.

Purtroppo in una calda giornata di luglio Guido Machetto precipita e perde la vita lungo una via apparentemente semplice per il suo livello, si trovava lungo la “Via Bernezat” alla Tour Ronde, nel gruppo del Monte Bianco. Era il 24 luglio del 1976.

 

Qui vi proponiamo anche il suo ricco curriculum alpinistico :

 

1962 – Grandes Jorasses, parete Nord, via Cassin, Guido Machetto e Giorgio Bertone (prima ripetizione in giornata!)

1963 – Spedizione Città di Biella alle Ande Peruviane (Cordillera Vilcabamba-Urubamba) – Gruppo del Terijuay (7 cime inviolate) e Gruppo del Sahuasiray (3 vette inviolate). Fulvio Ratto, Antonio Zappa, Bruno Taiana, Franco Riva, Carlo Pivano, Giancarlo Bortolami, Giuseppe Calogero. Una grande avventura, con un epilogo tragico: la scomparsa di Carlo Pivano, sotto il Colle del Sahuasiray, colpito fatalmente da una pietra “che la montagna si era scrollata di dosso”…

1965 – Con Bruno Taiana, al Becco Meridionale Tribolazione, parete Sudest, via nuova

1965 – Alpi Norvegesi, alcune ripetizioni, 2 prime

1966 – Spedizione italiana in Terra del Fuoco – Monte Buckland (1600 m), prima salita. Capo spedizione Carlo Mauri, con Machetto anche Giuseppe Pirovano, Casimiro Ferrari, Cesare Giudici, Luigi Alippi.

1967 – Spedizione in Afghanistan – Gokan Sar (6249 m), prima salita. Capo spedizione Carlo Alberto Pinelli.

1968 – Con Gian Piero Motti, realizza la 1° invernale del pilastro Nord-Est della Tour Ronde (via Bernezat).

1968 – Insieme a Sergio De Infanti e Beppe Re, realizza la prima ripetizione della via Perego sul versante Est del Pilier a Tre Punte, con variante al percorso originale.

1968 – Con Giorgio Bertone, apre una nuova via sulla parete Ovest della Vierge, dedicandola a Romano Merendi.

1970 – Invernale della Crétièr alla Grivola, insieme ad Alessandro Gogna, Gianni Calcagno e Leo Cerruti.

1970 – Con Gianni Calcagno e Leo Cerruti, sale il Diedro Sud della Tour des Jorasses, realizzandone la prima ascensione.

1971 – 8-17 febbraio, Guido Machetto effettua con Alessandro Gogna, Gianni Calcagno e Bruno Allemand l’eccezio-nale 1° traversata invernale della Cresta Sud dell’Aiguille Noire dell’Aiguille Blanche de Peutérey, fino al Grand Pilier d’Angle. Integrale di Peutérey mancata d’un soffio, per l’arrivo del cattivo tempo.

1971 – Spedizione del CAI Biella in Hindukush (Udren Zom, 7140 m, e Shakaur, 7116 m) – due cime inviolate – con Giovanni Antoniotti, Beppe Re, Ettore Gremmo, Rino Prina Cerai, Renzo Coda Zabetta, Miller Rava, Ezio Buscaglia, Mario Fumagalli, Giovanni Veronese.

1972 – Nuova via sulla complessa parete Sud delle Grandes Jorasses, insieme ad Alessandro Gogna, una grande parete che ricorda le montagne dell’Himalaya.

1973 – Spedizione italiana all’Annapurna, parete Nord, tentativo, con Vasco Taldo, Gianni Calcagno, Carlo Zonta, Miller Rava, Carmelo Di Pietro, Angelo Nerli, Lorenzo Pomodoro, Alessandro Gogna, Rino Prina Cerai e Leo Cerruti. L’avven-tura finisce in tragedia, Rava e Cerruti sono travolti da una slavina che spazza via il campo alto e le speranze di successo sulla pericolosa montagna.

1974 – Spedizione in Hindukush, un commando di due soli alpinisti al Tirich West II (7480 m), prima salita assoluta del-la montagna per i “biellesi” Machetto e Beppe Re. Prove d’orchestra del nuovo concetto: sull’Himalaya come sulle Alpi!

1975 – Spedizione in Hindukush, Tirich Mir (7708 m), salita per l’inviolato sperone Ovest, via degli Italiani. Machetto e Gianni Calcagno sulla più alta vetta del massiccio dell’Hindukush per ben due volte, la seconda per la nuova via. La prima solo per acclimatarsi… famosa la battuta “just for training, Don, just for training”


 

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