Franco Miotto, l'alpinista delle Dolomiti Bellunesi

 

Franco Miotto in uno scatto nel 1974 sul Bùrel

Lo scorso Ottobre 2020 è venuto a mancare all'età di 88anni, Franco Miotto, grandissimo alpinista ed accademico del nostro Club Alpino Italiano.

Franco viveva a Limana (Bl), in Val Belluna, nella media Valle del Piave.

Tra i più importanti interpreti dell'alpinismo dolomitico a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, Miotto è stato un vero e proprio “ricercatore” ed “esploratore”. Il suo alpinismo era infatti di ricerca, scovando gli angoli più remoti e selvaggi delle Dolomiti, dove ha compiuto straordinarie salite alpinistiche.

 

Miotto fu accademico del Cai dal 1980, la sua proposta fu presentata dallo storico Socio Onorario del CAI Gino Buscaini, la quale non ebbe difficoltà a essere accolta da parte della commissione per via delle grandi imprese realizzate dall'alpinista. In quegli anni infatti Franco Miotto aveva già compiuto splendide salite sulle Pale di San Lucano, sul Burel, sul Pelmo, sul Pizzocco, sui Monti del Sole e sul Col Nudo.

 

Miotto iniziò a frequentare la Montagna da giovanissimo, anche se si dedicò all'Alpinismo in età già piuttosto avanzata. Da ragazzino mosse i primi passi seguendo le orme del Padre, cacciatore di Camosci, rimanendo affascinato da quegli itinerari arditi e selvaggi, che rispecchiavano il suo modo di essere e di vivere la montagna.

Sulle sue montagne Franco si muoveva bene, nessuno meglio di lui, percorreva vertiginose cenge, canaloni e dirupi, lungo i leggendari percorsi dei Cacciatori dei Camosci

 

Nel 1977 Franco Miotto arrampicata con il fortissimo Riccardo Bee, anch'esso bellunese di origine, attraverso la famosa cordata Miotto-Bee aprono sul Burel due nuovi difficili itinerari (grado VI e A2/A3) a sinistra e a destra della via italo-polacca della parete sud-ovest

Nello stesso anno e sempre con Riccardo Bee effettua diverse straordinarie salite sul Monte Pelmo.

 

Un'altra importante salita della cordata Miotto-Bee fu, nel 1978, la via diretta "dei bellunesi" alla parete nord-est del Pizzocco, itinerario estremo di sesto grado con tre brevi tratti di arrampicata artificiale su una parete remota. Questo fu uno dei capolavori di Miotto, itinerario in ambiente severo che ben rispecchia il suo carattere avventuriero ed esplorativo.

 

Dopo aver compiuto due salite dirette alla seconda Pala di San Lucano (Dolomiti Bellunesi), la cordata Riccardo Bee-Miotto si sciolse definitivamente

 

Correvano gli anni tra il 1981 ed il 1982 e dopo il periodo alpinistico “Miotto-Bee”, franco conosce e arrampica con l'Alpinista Benito Saviane, con il quale realizzerà alcune tra le salite più importanti della sua vita. La coppia realizza sulla parete nord del Col Nudo ben 3 nuove vie: la parete nord-est, il gran diedro nord all'anticima nord ed il gran diedro centrale sempre alla stessa, quest'ultima con il giovane Mauro Corona.

 

Miotto oltre che un grandissimo Alpinista, fu anche una persona dallo straordinario valore umano.

Il suo motto era quello di “lasciare qualcosa a chi viene dopo”.

Tra i suoi lasciti più interessanti troviamo questa sua affermazione che abbiamo il piacere di condividere con voi: “un fantastico territorio che ho esplorato e amato attraverso le tracce del passaggio dei Camosci, i viàz, che sul terreno di dirupi e profondi canaloni ti portano, per esili cenge e creste, di costa in costa, di valle in valle, in completa solitudine. Ogni volta impari qualcosa di nuovo e non basta una vita a esaurire la ricerca. Qui la natura è padrona assoluta, avverti forte il senso della battaglia per la vita e ti senti coinvolto in ogni tua azione”.

 

Sulla storia di Franco Miotto ha lavorato anche la scrittrice/alpinista Luisa Mandrino, che ha scritto “la Forza della Natura

Uno straordinario libro dedicato alla vita di Miotto e ai “viàz”, la rete di sentieri attrezzati che Franco ha realizzato percorrendo le antiche piste dei Cacciatori dei Camosci.

Percorsi arditi, impegnativi e di grande respiro.