Le Battaglie del Mortirolo

Battaglie del Mortirolo

 

Il crinale alpino che delimita il confine tra le Orobie e la Valtellina è stato protagonista, durante il periodo della seconda guerra mondiale, di numerosi scontri armati tra gruppi partigiani (Fiamme Verdi) e le milizie nazifasciste (Repubblica Sociale Italiana).

Tra questi sono da segnalare le famose Battaglie del Mortirolo, che furono due (dal 22 al 27 Febbraio del 1945 e dal 9 Aprile al 2 Maggio del 1945), contro i militanti della Repubblica Sociale.

 

La zona del Passo della Foppa (il valico che oggi, erroneamente, viene chiamato appunto Mortirolo, nome che invece rappresenta la piana sottostante) è stata per tutto il periodo dell'invasione nazista, caposaldo delle Fiamme Verdi, uno dei nuclei di resistenza organizzati dai partigiani camuni.

Le Fiamme Verdi si formarono nel 1944 ad opera di Antonio Schivardi e Clemente Tognoli.

I valichi alpini della Valtellina rappresentavano allora un'importante via di comunicazione per le truppe occupanti, che permettevano un costante rifornimento di uomini ed attrezzature dalla Germania verso l'Italia, e proprio per questo motivo la presenza di partigiani risultava un problema molto rilevante. Se da un lato le Fiamme Verdi ricevevano costantemente aiuti da parte delle truppe alleate, in particolar modo gli americani, dall'altro lato i Repubblichini non avevano a disposizioni armamenti e soldati necessari per sostenere un combattimento, motivo per cui nel febbraio del 1945 dovettero chiedere l'aiuto dei volontari Friulani della Brigata Tagliamento.

Il primo tentativo di assalto alle linee partigiane avvenne tra il 22 e il 27 Febbraio del 1945 e fallì piuttosto miseramente, i Partigiani riuscirono a sapere per tempo l'arrivo delle truppe così riuscirono ad organizzarsi con cannoni e mortai collocati direttamente sulle cime, le truppe fasciste rimasero bloccate e impacciate nel territorio nevoso e per via delle loro vistose divise diventarono facili bersagli. Col sopraggiungere della primavera si ripeterono altri tentativi di attacco, ma le posizioni delle Fiamme Verdi erano ben protette da trincee e camminamenti lungo la linea di cresta, da cui era piuttosto facile colpire il nemico senza esporsi al fuoco.

Quando ormai in tutta Italia la notizia della fine del conflitto era ormai imminente, il 9 di Aprile la Legione Tagliamento partì per sferrare nuovi attacchi ai partigiani rifugiati sul monti, nonostante il grandissimo numero di uomini questi non riuscirono a piegare le linee dei partigiani.

Successivamente, il 19 di aprile del 1945, la Brigata Tagliamento decise di sferrare l'ultimo disperato attacco alle postazioni partigiane, con l'aiuto di soldati della Wehrmacht.

I combattimenti proseguirono per parecchi giorni provocando numerose vittime, fino al 2 maggio, quando ormai la maggior parte del territorio era stato liberato dagli alleati.

 

La forza e l'organizzazione delle Fiamme Verdi si dimostrarono nuovamente superiori a quelle degli avversari, ponendo così fine a quella che da numerosi storici fu definita come la più intensa battaglia combattuta dalla Resistenza Italiana.


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