Rifugio 3A e Passo Gries - Val Formazza

Val Formazza: un nome forse sconosciuto ai più. Un angolo estremo del nostro paese, poco pubblicizzato, incastonato tra le cime Svizzere del vallese e dell'Alto Ticino. Proprio in questa impervia vallata, regno del popolo Walser, circa 40km più a nord di Domodossola, le opzioni per gli amanti del trekking e dell'arrampicata sono molteplici, e qui proponiamo forse la più entusiasmante.
Si parte dia Riale, la frazione più settentrionale del comune di Formazza, dove si può lasciare l'auto. Si rimonta la murata della diga di Morasco fino a raggiungere il livello dell'invaso, che si percorre lungo il suo bordo settentrionale. Ininzia ad aprirsi di fronte a noi l'anfiteaotro delle cime dell'Alta Formazzo, anche se il meglio deve ancora arrivare. Terminato il lago, si abbandona la sterrata scendendo sul fondovalle a sinistra e guadando il torrente.

Riale

Lago di Morasco

Vallone del Siedel

A questo punto inizia l'itinerario vero e proprio lungo il cosiddetto "sentiero dei sabbioni", che risale molto ripido e con regolari zigzag il cuneo erboso a destra della Gola dei Sabbioni. Dopo circa mezz'ora di salia impegnativa, superato un pilone della teleferica dell'Enel, la pendenza cala e si prosegue con un lungo traverso che taglia diagonalmente la ripida parete della gola. Si giunge così al piccolo baitello di Zum Stock. Ignorato il sentiero sulla sinistra che risale al Rifugio Città di Busto (ben visibile sopra di voi), si prosegue risalendo il pendio di sfasciumi sul lato opposto del vallone. Con pendenza costante, si rimontano poi dei saliscendi erbosi, fino a rittrovarsi sotto la stazione di arrivo della teleferica enel, che si raggiunge con qualche tornante. D'ora in poi il paesaggio, finora rimasto quasi del tutto anonimo, si trasforma radicalmente

Risalendo il ghiaione

Teleferica dei Sabbioni

Superata la struttora della teleferica, si apre davanti ai nostri occhi lo spettacolo del LAgo dei Sabbioni, in fondo al quale si innalza l'omonimo ghiacciaio culminante con la Punta d'Arbola.A destra, verso la cima del pendio erboso, si intravede il Rifugio 3A. Scendiamo ora fin sulla murata della diga, che attraversiamo, per portarci sul sentiero che taglia con leggera pendenza la sponda occidentale del bacino. Man mano che si prosegue, si aprono davanti a noi nuove cime e nuovi ghiacciai, in un crescendo di imponenza. Si prosegue per circa 40 minuti, in leggera salita, fino a raggiungere il rifugio Claudio e Bruno, ai piedi dei ghiacciai che scendoo dalla Punta d'Arbola e dal Blinnenhorn. Questo rifugio, così come il 3A, è stato costruito ed è gestito autonomamente da volontari della Organizzazione Mato Grosso, pertanto gli incassi, al netto dei costi di gestioni, sono tutti finalizzati alle attività dell'associazione stessa; e proprio questa particolarità rende la frequentazione di questi rifugi molto piacevole: molti giovani, tanta allegria, atmosfera informale e poco accademica e, perchè no, prezzi anche molto buoni.

Lago dei Sabbioni

Sentiero per il Claudio e Bruno

Ghiacciaio dei Sabbioni

Dal Rifugio Claudio e Bruno si segue il sentiero che prosegue risalendo il versante erboso, seguendo le indicazioni per il 3A. Il primo tratto è piuttosto tranquillo, si attraversano alcuni ghiaioni e semplici nevai pianeggianti. Dopo circa mezz'ora di cammino, incorciata la via "diretta" che sale dal lago, e ormai in vista del rifugio, la pendenza aumenta sensibilmente e gli ultimi 30 minuti di cammino sono decisamente impegnativi, sebbene il sentiero sia sempre ben tracciato e mai difficile. Giunti al rifugio 3A, a quesi 3000 metri, il panorama sul lago e sulle cime circostanti è decisamente spettacolare; per percorrere l'intero itinerario, consigliamo di trascrrere qui la notte, siamo ormai quasi a metà percorso e inoltre lo spettacolo del tramonto ma soprattutto dell'alba a 3000 metri è qualcosa di irrinunciabile.

Rifugio Claudio e Bruno

Sentiero per il 3A

Punta d'Arbola

Rifugio 3A

Alba dal 3A

Ripartendo dal rifugio, scendiamo verso il Lago dei Sabbioni, percorrendo questa volta la via diretta, senza passare dal Rifugio Claudio e Bruno: si tratta di un percorso un po' più ripido, ma senza alcuna difficoltà. Raggiunta nuovamente la diga, si segue il sentiero che scende ripido verso il fondovalle, per poi risalire nuovamente sul versante opposto; meglio evitare il sentiero che prosegue in costa, piuttosto stretto e spesso totalmente invaso da nevai molto pericolosi da attraversare. Ci si ritrova così sulla Piana dei Camosci, esteso altopiano che ospita anche il campo da calcio più alto d'ITalia (siamo a 2600 metri), nei pressi del quale sorge il Rifugio Città di Busto.

Ghiacciaio del Siedel

Superato il rifugio, il sentiero inizia a scendere verso l'Alpe Bettelmatt, logo di produzione del famoso formaggio locale. La discesa è molto ben tracciata, una lunga serie di ampi tornanti, mai troppo ripidi, che portano al fondovalle in circa un'ora di cammino. Attraversato il fondovalle, si riprende il sentiero che rimonta il versante opposto, seguendo le indicazioni per il Passo Gries. Inizialmente gli zig zag scavati nei secoli passati dalle armate svizzere che avevano come obiettivo la conquista di Domodossola si rivelano abbastanza comodi, ma da percorso in poi la pendenza aumenta notevolmente; in circa un'ora di salita si raggiunge il confine italo-svizzero del Passo Gries, da dove si gode di un bellissimo panorama sugli omonimi lago e ghiacciaio.

Alpe Bettelmatt

Ghiacciaio del Gries

Si prosegue lungo lo stesso sentiero, inizialmente pianeggiante, poi in leggera risalita su sfasciumi fino a ragigugnere il Passo del Corno, da cui un sentiero ricavato tra le rocce e glis fasciumi conduce in circa mezz'ora alla quanto meno discutibile dal punto di vista architettonico Capanna Corno Gries, affacciata sulla Val Bedretto. Abbandonato il sentiero che scende verso il fondovalle, si segue il lungo traverso che percorre il versante meridionale della vallata. Il sentiero si fa man mano più stretto, fino a diventare nell'ultimo tratto una semplice traccia affacciata sul ripido pendio che prosegue per centinaia di metri fino alla strada del Passo Neufenen, che scorre sotto di noi (attenzione in questo tratto). In circa un'ora di cammino si raggiugne così l'alpeggio si San Giacomo e da lì, dopo una breve salita, il Passo San Giacomo, rientrando così in Italia. A questo punto percorriamo la vecchia strada militare che collega questo remoto valico con il fondovalle, costeggiando interamente il bacino del Lago Toggia fino al Rifugio Maria Luisa. Da qui, la discesa a valle può essere fatta in due modi: o seguendo gli ampi tornanti della strada militare, opzione sconsigliata se avete ancora gambe per affrontare una discesa, oppure percorrendo il sentiero che taglia in verticale il percorso, riportandovi in circa 45 minuti a Riale.

Capanna Corno Gries

Lago Toggia

 

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