Emilio Comici, il pioniere del sesto grado

Emilio Comici

 

Leonardo Emilio Comici è stato sicuramente uno degli alpinisti italiani che anno assunto un ruolo determinante all'epoca a cavallo tra gli anni '30 e '40 della cosiddetta "battaglia del sesto grado".

Il “sesto grado”, collocato al vertice della scala che misura la difficoltà alpinistica, era considerato come il limite massimo in termini di difficoltà umanamente superabile per quell'epoca; erano pochi gli alpinisti che potevano in qualche modo “lavorare” una simile difficoltà, oltre naturalmente al nostro Emilio Comici troviamo: Riccardo Cassin, Raffaele Carlesso, Alvise Andrich

 

Emilio nasce a Trieste il 21 Febbraio del 1901, prima di dedicarsi alla carriere alpinistica praticò numerose attività sportive, tra cui il canottaggio ma soprattutto la speleologia, ambito che fece nascere in lui la passione per la roccia e per il quale vi dedicò ben 10 anni di intensa attività

La prima palestra di allenamento per Emilio Comici furono le Alpi Giulie, tra cui il Jof Fuart e la Cima di Riofreddo, pareti dove lo scalatore triestino era continuamente alla ricerca della linea più elegante e perfetta.

Nel periodo in cui Comici iniziò a vincere le celebri pareti dolomitiche, l'alpinismo italiano stava vivendo un periodo di particolare sofferenza: austriaci e tedeschi avevano aperto le prime vie di sesto grado, relegando gli alpinisti di casa nostra ad una posizione secondaria.

Il desiderio di Emilio Comici era appunto quello di riportare al vertice della popolarità l'arrampicata italiana sulle Dolomiti.

Iniziò le grandi conquiste nel 1931, con la salita della parete Nordovest del Civetta insieme a De Benedetti, seguita qualche anno più tardi dallo Spigolo Giallo della Cima Piccola di Lavaredo.

Nel 1933 è sulla Via Comici-Cassin allo Zuccone Campelli, dove effettua una prima salita con Riccardo Cassin e Mario Dell'Oro

Nel frattempo nel 1932 si trasferisce anche a Misurina frazione di Auronzo di Cadore dove diventa Guida Alpina.

 

Dal punto di vista tecnico, Emilio Comici perfezionò l'impiego della corda doppia, introdusse l'uso delle staffe di cordino per superare tetti e strapiombi ed implementò nuove tecniche di assicurazione in parete.

Utilizzando queste tecniche "artificiali", in barba ai puristi, compì quella che forse fu la sua impresa più importante, ovvero la parete nord della Cima Grande di Lavaredo, fino ad allora considerata impossibile.

Comici viene anche ricordato per la sua innata eleganza in fase di arrampicata e per la continua ricerca di movimenti armoniosi e perfetti.

 

Proprio durante questi continui “test tecnici” sui materiali, il grande scalatore triestino perse la vita a soli quarant'anni nel 1940 a Selva di Val Gardena, in seguito alla rottura di un cordino (per il quale stava provando la tenuta) nella palestra di roccia di Vallunga.

Inaccettabile per l'epoca la perdita di uno dei più grandi rocciatori a causa di un così banale incidente, le esatte circostanze vennero addirittura “mascherate” dalle autorità fasciste dell'epoca che non vollero gettare ombre sulla insigne figura di Comici.

 

A grande Emilio Comici furono intitolate diverse strutture di montagna :

Il Rifugio Comici (2153 mt.) nella zona del Piz Sella - Plan del Gralba ai piedi del Sassolungo, il Rifugio Zsigmondy-Comici (2224 mt.) ai Piani di Rio nel comune di Sesto e il Bivacco Comici (2050 mt.) nel territorio di Auronzo di Cadore


 

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