La tragedia del Cermis, una vergogna ancora viva

tragedia cermis

 

Una delle pagine più tristi della storia italiana è stata scritta proprio tra le cime dolomitiche nei pressi di Cavalese (Tn), il 3 febbraio del 1998 nel primo pomeriggio un Prowler americano decollato dalla base aerea di Aviano, volando a bassissima quota, impatta contro i cavi della funivia che da Cavalese porta all'Alpe Cermis, provocando la caduta della cabina con un volo di oltre 150 metri e la morte di 19 persone. Il Velivolo americano riportò danni all'ala e alla coda ma riuscì ugualmente a tornare alla base

La tragedia ha scosso profondamente l'opinione pubblica italiana, ed in particolare la coscienza dei valligiani, che già da tempo lamentavano il ripetersi di voli a quota troppo bassa da parte di aerei americani sui cieli dolomitici.

 

L'incidente secondo le ricostruzioni sarebbe avvenuto per permettere ai piloti di registrare video panoramici in queste valli dolomitiche, l'intento era infatti quello di divertirsi compiendo manovre azzardate a minor altezza possibile per realizzare filmati il più possibili “estremi”

Per questo così detto “gioco pericoloso” persero la vita però ben 19 persone, le quali appartenevano a varie nazionalità europee; solo una piccola parte di essi era di nazionalità Italiana, oltre logicamente al manovratore.

Sul velivolo era presente Il capitano Richard J. Ashby, pilota dell'aereo, e il suo navigatore Joseph Schweitzer; quest'ultimo confessò pochi anni fa (nel 2012) di aver distrutto al suo ritorno alla base il nastro video che avrebbe consentito di svelare la verità sull'incidente

 

Successivamente al tragico episodio, la magistratura italiana ha subito avviato un indagine, rilevando le incontestabili responsabilità dei piloti del Prowler americano, che effettuava voli radenti in barba agli accordi che prevedevano un limite minimo di altitudine per le esercitazioni in volo, oltre che il divieto di sorvolare aree innevate durante la stagione invernale; inoltre, furono riscontrate responsabilità anche negli alti ufficiali della base di Aviano, sia statunitensi che italiani, i quali erano responsabili dei piani di volo delle esercitazioni.

Nonostante ciò, il governo italiano decise poi di rinunciare alla sovranità nazionale per il caso Cermis, cedendo il tutto alla giustizia statunitense.

Il risultato fu che di fronte alla Corte Marziale con omicidio preterintenzionale e omicidio colposo finirono solamente il pilota e il copilota, entrambi assolti dall'accusa di strage e condannati solo per aver distrutto un video, girato durante l'incidente, dal quale emergerebbero chiaramente le responsabilità dei militari.

L'allora presidente degli Stati Uniti d'America Bill Clinton si scusò pochi giorni dopo l'accaduto, promettendo alle famiglie delle vittime risarcimenti in denaro (circa 40milioni di dollari) e il rifacimento dell'impianto di risalita.

Questa questione comunque incrinò i rapporti tra Stati Uniti e Italia

 

Contro questa totale mancanza di giustizia per le 19 vittime del Cermis, nacque tra i cittadini di Cavalese il Comitato 3 Febbraio, un'associazione che ha sempre portato avanti le istanze delle vittime e cercato di ottenere giustizia, spesso cozzando contro poteri forti, quali la stessa diplomazia americana, oppure in aperta polemica con l'amministrazione comunale di Cavalese.

Polemiche e politica diplomatica a parta, il risultato è che ancora oggi, quasi 20 anni dopo il disastro, non esiste nessun colpevole, e la vita di 19 persone che si trovavano nel posto sbagliato nel momento sbagliato, sembra essere già dimenticata nei meandri dei giochi di parte internazionali.

 

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