Heidi, un mito culturale alpino

heidi

Se pensiamo alle Alpi e alla visione un po' bucolica della vita in alta quota che ognuno di noi sognerebbe di fare, sicuramente compariranno nella nostra memoria le immagini di Heidi, il popolarissimo cartone animato che ha accompagnato l'infanzia di molte generazioni.

 

La piccola bambina dalle guance rosse, il vecchio nonno che lavora nella stalla, gli animali al pascolo, il tutto in un ambiente mozzafiato circondato da vette innevate e prati verdissimi.

Forse non tutti sanno che l'ambientazione della famosa serie è stata in realtà ispirata da un piccolo villaggio svizzero del Canton Grigioni, Maienfeld, nei pressi del confine con il Lichtenstein.

In questo luogo incantevole, infatti, voleva trascorrere le vacanze estive la scrittrice Joanna Spyri, autrice tedesca di racconti per ragazzi, che nel 1880 pubblicò il suo romanzo più famoso, Heidi, accompagnato da splendide illustrazioni di Rudolf Münger. La scrittrice, infatti, che viveva normalmente a Zurigo, rimaneva stupefatta ogni estate quando, recandosi da parenti appunto a Mainfeld, entrava in un mondo completamente diverso da quello a cui era abituata, in cui la gente viveva all'aria aperta, portava gli animali al pascolo, e dove i bambini correvano veramente nei prati a piedi nudi.

In realtà il romanzo della Spyri tratta temi molto importanti che, per ovvie ragioni, nella serie televisiva (prodotta oltretutto dall'industria giapponese) vengono semplificati, come la piaga dell'analfabetismo, diffusissimo nelle vallate alpine a quei tempi, oppure la problematica degli orfani, altra piaga delle fasce sociali più deboli durante l'800, oppure infine anche quella dello sfruttamento minorile.

 

La trama è molto significativa, Heidi è una bambina di 5anni rimasta orfana che viene affidata al nonno (soprannominato dai paesani di città il Vecchio dell'Alpe) che vive quasi da eremita in una baita in montagna.

Gli unici “vicini” di casa sono una famiglia che vive poco più a valle in un rudere con Peter, un bambino di qualche anno più grande di Heidi che fa il pastore; il ragazzino diventa ben presto l'unico amico di Heidi.

Dopo diversi anni trascorsi con il Nonno la piccola Heidi viene riportata in una casa a Francoforte dove subisce il contrasto tra la vita di Montagna e quella di Città; in città conosce anche la severa governante, signora Rottenmeier, e anche Clara una bambina costretta in sedia rotelle perchè affetta da poliomielite.

Heidi riesce a farsi trasferire nuovamente sui mondi e con ogni sforzo riesce a far sopraggiungere la cara amica Clara che sul finire del racconto, sopraffatta dalla bellezza delle montagne e del vivere all'aria aperta, troverà il bisogno naturale di muoversi da sola.

 

Oggi il mito di Heidi è diventato, come prevedibile, strumento di commercio, soprattutto nell'ambito del turismo: è nata così Heidiland, una sorta di regione localizzata tra il Liechtenstein e Coira, incentrata su Mainingen, dove la valorizzazione del territorio e del patrimonio culturale locale sta dando ottimi risultati; trekking, mountain bike, tradizione culinaria e cultura letteraria sono solo alcune delle attrattive che questa zone della Svizzera orientale dedica agli ospiti turisti (soprattutto Giapponesi)

Tra i premi e riconoscimenti, troviamo: il “francobollo Europa” dedicato nel 2010 dalla Posta Svizzera al mito Heidi e perfino l'asteroide 2521 dedicata a Heidi


 

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