Gigi Vitali, il padre dei Ragni di Lecco

Gigi Vitali

 

Irriverente, spericolato, esuberante: questi sono i tre aggettivi che risultano più appropriati per un personaggio come Gigi Vitali, l'ideatore di uno dei gruppi alpinistici più popolari delle Alpi, i cosiddetti "Ragni della Grignetta", più comunemente chiamati "Ragni di Lecco". Uno straordinario Gruppo Alpinistico che si contraddistingueva, oltre che per le straordinarie doti alpinistiche, anche per il caratteristico maglione rosso che riporta sul braccio sinistro il simbolo del ragno a sette zampe. A questo indirizzo potete leggere il nostro approfondimento sui Ragni di Lecco.

 

Nato il 19 Dicembre del 1913 a Lecco, Germano Luigi Vitali passò la sua giovinezza ad arrampicare sulle ripide pareti della Grigna, come d'altra parte succedeva alla maggioranza dei giovani dell'alta Brianza e del Lario; l'esperienza maturata qui lo porta poi alle Dolomiti, montagne simili dal punto di vista della roccia e della verticalità: proprio nel Catinaccio, scalando la parete di Punta Emma, Vitali viene notato da un incantato Tita Piaz, il Diavolo delle Dolomiti che aveva aperto anni prima quella via, il quale lo paragona ad un ragno (da qui verrà anche soprannominato il Ragno) per la scioltezza nei movimenti anche nei passaggi più difficili.

Tra le sue più grandi imprese vogliamo citare una nuova via sulla parete nord-ovest della Cima su Alto (Gruppo del Civetta) e una nuova via sulla parete ovest dell'Aiguille Noire del Peutérey (anno 1939), entrambe effettuate con l'amico Vittorio Ratti

La sua grande fama alpinistica non si ferma certamente qui, Gigi Vitali negli anni successivi (tra il 1945 e il 1948) ha inoltre tracciato molte altre vie nel Gruppo delle Grigne, sul Resegone, in Mesolcina, sul Catinaccio.

La sua presenza nel gruppo dei Ragni di Lecco si contrapponeva in molti aspetti a quella di un altro grande personaggio del sodalizio lecchese, Riccardo Cassin: mentre quest'ultimo era infatti sinonimo di sicurezza e affidabilità, il primo era sregolatezza pura, non nuovo ad azioni rocambolesche come calarsi a testa in giù dal Nibbio.

Nel 1937 vede anche l'esperienza della guerra in Africa Orientale con il ruolo di aviere scelto fotografo e successivamente, nel 1942 e '43 anche nella terribile guerra in Russia.

 

Dopo questo periodo la carriera di Gigi Vitali inizia un lento declino: alcuni incidenti motociclistici gli limitano l'utilizzo di una gamba, mentre la morte del figlio avvenuta in acqua davanti ai suoi occhi lo conduce verso una profonda depressione, da cui ne esce solo con la morte dovuta ad un'emorragia cerebrale nel 1962.

Al Grande Gigi Vitali è stata dedicata una torre in Grignetta e un'altra sulle Alpi Lepontine.


 

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