La Città di Ghiaccio della Marmolada

Città di Ghiaccio MarmoladaLa Marmolada, la Regina delle Dolomiti, oggi oggetto di ammirazione da parte delle migliaia di turisti che ogni anno affollano le Dolomiti, esso è infatti il gruppo montuoso più alto delle Dolomiti (Punta Penia 3343 mt). In passato è stata sicuramente una dei protagonisti più importanti di quella tragedia che fu la Grande Guerra. Il suo ghiacciaio, infatti, si trovava sulla linea di confine tra l'Impero Austro-ungarico e l'Italia, così che per quasi due anni si ritrovò nel bel mezzo dei combattimenti e dell'estenuante guerra di posizione che si era venuta a creare.

Il possesso del massiccio della Marmolada costituiva un elemento strategico particolarmente importante in quelle fasi della “guerra bianca” perché controllava la strada di accesso alla Val di Fassa, alla Val Badia e quindi all’Alto Adige.

 

L'occupazione Austro-ungarica si era spinta sulla Forcella Vu, che era posizionata proprio al culmine del Ghiacciaio della Marmolada. Le truppe italiane occupavano invece la vicina Punta Serauta, la quale era difesa e presidiata giorno e notte per rispondere ai continui bombardamenti.

Ma sul ghiacciaio e sulle creste, il pericolo per i soldati austriaci non era solamente il fuoco nemico, ma anche le valanghe e le temperature rigide; fu così che il militare e ingegnere asburgico Leo Handl ideò tra il 1916 e il 1917 quella che poi venne chiamata "Città di ghiaccio": un sistema di cunicoli e passerelle che si snodava all'interno del ghiacciaio per oltre 12 chilometri, fino a profondità di circa 50 metri con un dislivello totale di quasi 1000 metri.

In questo modo le truppe austriache si trovavano protette dal fuoco nemico e dagli agenti atmosferici: nei cunicoli la temperatura era costante tra 0 e 5 gradi.

Furono realizzati depositi di viveri, di legna, di munizioni, ricoveri per gli ufficiali e per la truppa (le camerate della truppa ospitavano mediamente 70 soldati), un centralino telefonico, un impianto di ventilazione, un trasformatore elettrico, gli uffici del comando, le cucine, le mense e i vari servizi. T

Dopo circa 10 mesi erano ben 200 i soldati che vivevano nel cuore della Marmolada

Ovviamente, gli aspetti negativi della Città di Ghiaccio erano molti: innanzitutto il ghiacciaio era in costante movimento, rendendo instabili molte strutture e obbligando i tecnici a continui interventi strutturali (interventi che venivano effettuati solo con il piccone, così come l'intera opera) ; il tasso di umidità nei cunicoli, soprattutto durante l'estate, era elevatissimo, provocando problemi di salute ai soldati; infine, il fumo originato da stufe e falò, non riuscendo ad uscire completamente all'aperto, rendeva l'aria irrespirabile.

Nonostante tutto, la Città di Ghiaccio della Marmolada salvò da morte certa numerosi soldati asburgici dal 1917 al 1918, quando poi fu rapidamente abbandonata in seguito alla sconfitta di Caporetto ed il conseguente spostamento a sud del fronte.

 

Al giorno d'oggi non resta più nulla di quei 12 km di cunicoli e gallerie, il ghiaccio è un elemento vivo il quale si scioglie e si riforma di stagione e in stagione.

Lo scioglimento dei ghiacci, soprattutto in queste ultime estati, ha restituito i resti di quell’opera, che dopo novant’anni ha mostrato uno spaccato della sofferta vita di quei soldati che lì vissero per tre estati e due inverni.

Furono rinvenute fotografie, un braccio di magnetofono, frammenti di dischi con chissà quali canzoni incise, una bottiglia di acquavite, un libretto di preghiere e capi di vestiario

I reperti e gli strumenti utilizzati dai soldati però, grazie al ritiro del Ghiacciaio della Marmolada, sono tornati alla luce; molti di essi sono conservati nel Museo della Marmolada (inaugurato nel 1990), il più alto d'Europa, essendo situato a quota 2.950 m nella stazione funiviaria di Serauta


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