Renato Casarotto: genio dell'Alpinismo in solitaria

Renato Casarotto - photo by iborderline.netTra i numeri uno indiscussi dell'Alpinismo degli anni '70 e '80 certamente non si può non ricordare Renato Casarotto, genio indiscusso e pioniere dell'alpinismo in solitaria.

 

Renato Casarotto nasce il 15 Maggio del 1948 ad Arcugnano, nella provincia di Vicenza, in Veneto.

Si avvicina al mondo della montagna durante il servizio militare effettuato presso il gruppo Alpini Esploratori di Cadore, all'età di 20anni. Qui riesce a frequentare diversi corsi di arrampicata su roccia e ghiaccio. La passione lo coinvolge immediatamente e il suo talento affiora fin da subito, infatti Renato effettua più di 20 salite solamente in questi 5 mesi.

Terminato il servizio militare continua ad applicarsi sempre alla montagna e all'arrampicata; si reca infatti ogni fine settimana solitamente sulle Dolomiti, dove cerca nuove vie da aprire. Casarotto è sempre più interessato all'arrampicata in libera a discapito di quella in artificiale.

Nel 1971 avviene la sua prima grande svolta; decide di compiere la sua prima arrampicata solitaria, particolarità che lo renderà pioniere di questa specialità. Sale la Via Carlesso allo Scoglio Rosso, nel Gruppo del Pasubio (massiccio calcareo a confine tra Vicenza e Trento) utilizzando una rudimentale e poco sicura manovra di autoassicurazione.

Nel 1973 Renato conosce Goretta Traverso e, in pochi mesi, i due si sposeranno. La futura moglie pur non proveniendo dal mondo dell'alpinismo lo accompagnerà in diverse spedizioni Extraeuropee e diventerà anche la prima donna italiana a scalare un 8mila.

Sempre in questi anni Renato Casarotto si applica anche alle prime salite solitarie e invernali.

Sul Monte Civetta ripete la Via Andrich-Faè compiendo la prima assoluta solitaria invernale.

Nel 1975 si reca con altri alpinisti in Inghilterra per un incontro organizzato dal CAI; qui ha modo di scoprire l'alto livello di arrampicata raggiunto dagli Inglesi e, per la prima volta, vede l'utilizzo delle scarpette da arrampicata, strumenti che permettevano di avere un maggiore grip con la roccia e sfruttare meglio la parete.

Negli anni 1977 iniziano delle grandi imprese a carattere internazionale; Renato Casarotto apre in solitaria una bellissima via sulla parete Nord dello Huascaràn (6768 mt.), la montagna più alta del Perù, assistito solamente dalla moglie al Campo Base.

Nel 1979 in Patagonia sale in solitaria il famosissimo pilastro Nord del Fitz Roy.

Nel 1982 compie una delle imprese più importanti in assoluto della sua vita, ovvero un concatenamento in Trittico di tre vie in invernale nel bacino glaciale del Frèney in Valle d'Aosta, nel Massiccio del Monte Bianco. Dopo un tentativo fallito due anni prima decide di riprovarci, questa volta partendo dalla famosa Aiguille Noire, la quale viene risalita mediante la Via Ratti-Vitali; Casarotto questa volta raggiunge la cima e bivacca.

Il giorno successivo affronta la difficile calata verso il Ghiacciaio del Frenèy, e da qui risale il Picco Guglielmina tramite la Via Gervasutti-Boccalatte.

Nei giorni successivi con condizione di forte innevamento raggiunge l'Aguille Blanche de Pauterey.

Attacca il Pilone Centrale del Frèney e il 14 febbraio giunge sulla cima del Monte Bianco in condizioni proibitive per la tanta neve e la nebbia. Il giorno successivo scende a Chamonix, in Francia.

Purtroppo nel 1986 avviene la gravissima tragedia del K2, che porta via per sempre Renato Casarotto. L'alpinista si trova qui per affrontare lo sperone sud-ovest attraverso una via tentata da una spedizione francese nel 1979. A soli 300 mt dalla vetta per un cambiamento improvviso delle condizioni meteo decide saggiamente di ritornare sui suoi passi. La discesa appare tranquilla, Renato è sicuro e procede tranquillamente quando per un cedimento di un ponte di neve cade in un crepaccio profondo 40 metri a soli 20 minuti dal campo base.

Per fortuna ha con se la radio e riesce a lanciare l'allarme, è raggiunto da dei compagni Italiani che si trovavano a quota 8000. Riescono dopo diverse ore a recuperarlo ma è ferito gravemente.

Trascorre la notte al campo febbricitante e in pessimo stato di salute. Morirà poche ore dopo per diverse emorragie interne. E' il giorno 16 Luglio del 1986 e il suo corpo viene tumulato in un crepaccio sulla montagna.

Dopo 17 anni, precisamente nell'agosto 2003, il suo corpo viene recuperato dai ghiacci da un gruppo di scalatori del Kazakistan, che provvedono a trasportarlo al Memorial Gilkey.

Nel suo Curriculum sono inserite più di 15 Vie in prime assolute compiute sulle Alpi; in territorio Extraeuropeo si contano più di 10 salite, classificate come prime assolute per essere state svolte in solitaria o in invernale.

Per approfondire ancora meglio la vita di questo grande Alpinista vi vorrei ricordare il Libro della moglie Goretta, Una Vita tra le Montagne, il quale racconta la vita di Renato ma si sofferma molto anche sulla storia di una coppia che ha trovato nella montagna un legame indissolubile; un percorso di conoscenza ed esperienze che Renato e Goretta hanno condiviso sulle montagne e pareti di tutto il mondo.

 

 

 


 

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