Karl Unterkircher, la Storia di un grandissimo Alpinista

Karl Unterkircher

 

Da quando in quel tragico pomeriggio del luglio 2008 perse la vita precipitando improvvisamente in un crepaccio sul Nanga Parbat nel tentativo di aprire una nuova Via, Karl Unterkircher è diventata una delle figure più popolari e celebrate dell'alpinismo italiano e, come sempre accade, la gloria maggiore arriva sempre postuma.

Nato in Val Gardena il 27 Agosto del 1970, Karl Unterkircher è stato fin da bambino innamorato della montagna, come d'altro canto era quasi scontato abitando nel bel mezzo di quelle che vengono da più voci definite le "più belle montagne del mondo", ovvero le Dolomiti.

 

In tenera età e con i suoi genitori pratica tutte le attività tipiche di Montagna, dallo Sci all'arrampicata e al Trekking.

Dopo qualche anno passato a lavorare presso un officina meccanica, la voglia di avventura e di Montagna gli fanno ben presto cambiare strada; inizia a frequentare sempre più attivamente la Montagna anche durante il servizio militare, svolto nel 4º Reggimento Alpini Paracadutisti Monte Cervino come istruttore militare di alpinismo

Le pareti del Sella, delle Odle e del Sassolungo furono per anni la sua palestra di allenamento dietro casa, tanto che proprio grazie a lui furono aperte numerose nuove vie di arrampicata, alcune anche estremamente difficili; la passione e la frequentazione assidua della montagna lo portarono ad ottenere il brevetto di Guida Alpina nel 1997, entrando a far parte del gruppo dei Catores della Val Gardena.

Oltre che dall'alpinismo fine a se stesso, Karl è sempre stato attratto più in generale dall'avventura e dalla voglia di sfidare e superare i propri limiti; tra le altre cose, è stato membro del 4° Reggimento "Alpino Paracadutisti "Monte Cervino", obiettivo non proprio alla portata di tutti.

Non dobbiamo dimenticare tuttavia anche l'aspetto umano di questo giovane che, per molti anni, ha fatto parte delle squadre del Soccorso Alpino diventando poi presidente dell'Aiut Alpin Dolomites; molte persone ancora oggi devono la vita a Karl Unterkircher ed ai suoi compagni.
Sposato con Silke, autrice di un bellissimo libro sulla sua vita pubblicato dopo la sua scomparsa dal titolo "L'ultimo abbraccio della Montagna", dalla quale ebbe tre figli Alex, Miriam e Marco; a partire dal 2004 Karl decide di guardare alle grandi montagne Himalayane, esordendo con un grande successo, che gli valse l'entrata nel Guinnes dei Primati: la salita, in soli due mesi, delle due più alte vette della Terra, l'Everest ed il K2, senza l'ausilio dell'ossigeno.

Seguì poi la prima assoluta alla cima del monte Genyen (6240m), in Cina e  altre imprese come la Nord del Gasherbrum II salita nel 2007 con con Daniele Bernasconi e Michele Compagnoni.

La carriera, e purtroppo anche la vita, di Karl Unterkircher terminarono improvvisamente nel luglio del 2008, quando, insieme ai due compagni Walter Nones e Simon Kejrer stava affrontando l'inviolata Parete Rakhiot al Nanga Parbat.

Non una valanga, non una frana improvvisa, ne un volo di centinaia di metri: Karl se ne è andato in silenzio, davanti agli occhi dei compagni, scivolando in un crepaccio a quota di circa 6400 metri mentre cercava di individuare la traccia da seguire.

Vani i tentativi dei compagni di salvarlo. Non potendo tornare indietro Nones e Kehrer proseguono inizialmente verso l'alto per poi scendere da una via più sicura.

Dall'Italia viene anche organizzata una missione di Soccorso in Pakistan, in particolare il team riesce tramite l'elicottero a sorvolare la zona del Nanga Parbat individuando la loro tenda.

Dopo ben 10 giorni il team di soccorso riesce a portare Walter Nones e Simon Kejrer al campo base di 5.700 metri, dove un elicottero li trae in salvo.


Oggi, la figura di Karl Unterkircher è molto celebrata in tutto l'ambiente alpinistico italiano e non solo; tra le varie iniziative, da segnalare l'istituzione nel 2010 del Karl Unterkircher Award, un premio annuale in sua memoria che vuole dare un riconoscimento a tutti coloro che, durante l'anno, si sono distinti in aspetti tecnico-atletici ma anche umani nell'ambito dell'alpinismo.

Silke che è stata per dodici anni compagna di vita di Karl, col quale ha avuto tre figli. Dopo la sua morte ha tenuto incontri e conferenze per raccontare la profonda ricerca interiore che spesso sta dietro la dimensione sportiva dell’alpinismo.

In questo bellissimo Libro viene raccontata la vita di un alpinista che ha vissuto con grande intensità la sua passione, ma anche quella di una grande Donna che ha saputo accettare e sostenere le spedizioni del suo compagno. Libro che vi consigliamo di leggere.

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