Lo sci estremo: storia di un'esperienza al limite

sci estremo

 

Lungi da noi entrare in una discussione su che cosa sia lo sci estremo, onde evitare insurrezioni da parte dei puristi e dei fanatici del freeride che non amano classificare le loro attività in categorie schematizzate.

Tuttavia è innegabile che la pratica dello sci (e più di recente dello snowboard) su terreni ripidi e selvaggi (fuori dalle piste battute), in particolare oltre i 45° di inclinazione, sia qualcosa di differente dalla normale attività sportiva svolta sulle piste e nei fuoripista "standard", dove più che altro e soprattutto nel Freeride si cercano discese divertenti e che infondano un senso di libertà

Se la discesa segue quindi queste caratteristiche possiamo affermare che si tratta di “Sci Estremo”, così viene appunto classificata questa particolare disciplina dello Sci

 

Non è assolutamente possibile stabilire una data precisa per la nascita di questa attività, tuttavia possiamo citare alcuni personaggi ed imprese che hanno contribuito ad affermarla nel mondo dello sport di montagna.

Nei primi decenni del XX secolo uno dei nomi più diffusi in questo settore era quello di Marcel Kurz, di cui si ricorda la discesa del Dom des Mischabel nel 1920; qualche anno più tardi nel 1935 di Peter Schindelmeister e Fritz Krügler, con le discese delle pareti nord dell'Hochtenn (1000 metri di dislivello e una pendenza di 45°), discese allora classificate impossibili da effettuare con gli sci.

Qualche decennio più tardi il grande banco di prova divenne il Monte Bianco, la cui parate nord, con inclinazione costante di 45°, fu interamente percorsa da Leionel Terray e Bill Dunaway (verrà poi girato il famoso documentario “La grande descente”, presentato al Trento Filmfestival

 

Fu poi negli anni '60 che lo sci estremo assunse le caratteristiche di spettacolarità e di risonanza sociale che ha ancora oggi; il grande innovatore fu Sylvain Saudan, uomo di grandissime doti atletiche, le cui imprese per la prima volta iniziarono a comparire su giornali e rotocalchi diffondendo questa particolare disciplina nel pubblico degli sciatori. Tra le sue imprese ricordiamo Canalone Gervasutti sul Mont Blanc de Tacul (con tratti a 60°), il Canalone Marinelli su Monte Rosa, la Normale delle Grandes Jorasses.

Saudain si spinse anche al di fuori dell'Europa, compiendo imprese storiche come la discesa della parete sudovest del Mount McKinley, in Alaska, quella dell'Hidden Peak, primo ottomila ad essere sceso sci ai piedi.

 

Negli anni 70 la disciplina dello Sci Estremo si intensifica sempre di più, in Francia la più importante delle discese è lungo la parete nord dell'Aiguille Verte, per il couloir Couturier (1100 mt. Di dislivello e 55° di pendenza); in Austria troviamo importantissima la discesa lungo la parete nord-ovest del Grosses Wiesbachhorn.

Lo sci estremo ha visto numerosi protagonisti provenienti anche dal nostro paese, tre nomi su tutti sono Heini Holzer, Tone Valeruz e Stefano De Benedetti.

Holzer, a cui è stato intitolato il celebre canale del Gruppo del Sella, amava unire lo sci estremo all'alpinismo, compiendo imprese di grande rilevanza tecnica e andando alla ricerca di difficoltà sempre maggiori: tra le sue imprese ricordiamo la Nordest dell'Ortles e la Nord del Pizzo Palù, nel gruppo del Bernina.

Dopo la scomparsa di Holzer su questa filosofia ritroviamo anche il genovese Stefano de Benedetti, molto sensibile all'etica alpinistica, rifiutando l'utilizzo di tecnologie facilitatrici, che si è distinto sui pendii più ripidi del Monte Bianco.

La figura forse più conosciuta tra i ripidisti del nostro paese è il fassano Tone Valeruz, diventato celebre sopo la discesa della Est del Cervino, sebbene questa non sia stata la sua impresa più difficile.

A differenza di Holzer e De Benedetti, Valeruz è stato prima sciatore e poi alpinista, non disdegnando per esempio l'uso dell'elicottero per raggiungere le vette; tra le imprese tecnicamente più complesse di Tone Valeruz citiamo le numerose discese del Gran Vernel e la Nordest dell'Eiger.

 

Durante gli anni 80 vogliamo citare il grandissimo sciatore francese Pierre Tardivel, che realizzerà un centinaio di nuove discese, in particolare sul massiccio del Monte Bianco; sul finire degli anni 80 in Italia citiamo il triestino Mauro Rumez, che dopo aver ripetuto le grandi classiche dello sci estremo compie una quarantina di nuove discese, molte delle quali sulle Alpi Giulie.

 

Durante gli anni 2000 le nuove imprese di Sci Ripido sono sulla catena dell'Himalaya, lo sciatore estremo sloveno Davo Karničar riesce nella prima discesa senza interruzione dalla cima dell'Everest, effettuata per il versante sud in cinque ore

Nel 2011 lo svedese Andreas Fransson realizza la prima discesa della parete sud del monte McKinley (6.194 m) in America

Si contano invece già numerosi tentativi sul K2 ma ancora senza successo

 

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