Edward Whymper e la conquista del Cervino

Edward WhymperLa conquista del Cervino è stata uno dei problemi alpinistici più dibattuti durante la seconda metà dell'800, e ha visto protagonisti numerosi esponenti dell'alpinismo di allora, primo fra tutti il britannico Edward Whymper.

Questi fu particolarmente attivo sulle Alpi a partire dal 1860 circa, realizzando come in una sorta di gara contro gli altri alpinisti dell'epoca la conquista di alcune tra le più importanti e ardite cime alpine. Nella seconda metà dell'800 erano ormai poche le vette rimaste inviolate, così che l'attenzione maggiore si concentrava sulla Gran Becca, sia dal suo versante italiano che da quello svizzero.

La conquista vista dal lato italiano si colora certamente di una netta tonalità patriottica; ci troviamo infatti in un periodo dell'800 che vede compiersi l'unità del paese e l'ampliamento di nuovi territori. Molti avvenimenti sono già successi come la Terza Guerra di Indipendenza e il completamento del disegno nazionale con l'acquisizione di “manu militari” di Roma che diverrà la capitale del Regno.

Fra il 1862 e il 1863 i tentativi di domare il Cervino diventano sempre più continui, primo tra tutti con la figura del professor John Tyndall ( giunse a 250 mt. dalla vetta) e poi con un nuovo nome, quello di Whymper . Egli soggiornò per parecchie estati negli alberghi del Breuil e di Zermatt, diventando quasi una presenza fissa e cercò di studiare quale potesse essere la via per poter raggiungere la vetta del Cervino; l'alpinista britannico cercò ogni stratagemma per superare i passaggi critici per raggiungere la cima, perfino arrivò a servirsi di 2 scale che unite tra di loro permettevano di superare placche verticali di quasi 7 metri.

In questi anni lo stesso accanimento di conquista venne dimostrato anche dai suoi avversari, tra i quali possiamo citare l'americano William Coolidge, per il quale il Cervino era diventato una vera e propria ossessione, e l'italiano Felice Giordano.

Il curriculum di Whymper, seppur abbastanza breve, era tuttavia di un certo rilievo, in quanto poteva vantare la prima ascensione del Mont Dolent, dell'Aguille d'Argentière, della Barre des Ecrins e del Grand Tournalin.

 

Il Cervino tuttavia continuava a frullargli nella tesa, così che tentò la scalata alla vetta numerosissime volte, sia dal versante del Breuil che da quello svizzero di Zermatt. Dopo numerose sconfitte, e soprattutto dopo aver abbandonato la guida alpina Jean Antoine Carrel che lo aveva accompagnato durante le sue precedenti ascensioni, decise di sferrare l'attacco decisivo alla vetta nel 1865.

Whymper dopo essere stato festeggiato a Chamonix con un sontuoso banchetto, organizzò una cordata di sei persone, sotto la guida di Michel Croz e delle rinomate guide svizzere Taugwalder, padre e figlio. Il gruppo decise di attaccare la Cresta dell'Hornli, che oggi costituisce la via normale, nello stesso tempo in cui, dal versante italiano, il neo presidente del Club alpino Italiano Quintino Sella aveva organizzato un tentativo antagonista con Felice Giordano, guidato dallo stesso Carrel. La cordata di Whymper ebbe successo e raggiunse la vetta nel pomeriggio del giorno successivo, il 14 luglio, sbeffeggiando dalla cima gli alpinisti che stavano risalendo con fatica il versante italiano. Durante la discesa, tuttavia, la cordata vincitrice andò incontro ad un gravissimo incidente: per cause che alla fine non sono mai state chiarite, un membro del gruppo, Robert Hadlow, scivolò, trascinando con se nel precipizio altre tre persone, compresa la guida Michael Croz.

Il Cervino era finalmente stato conquistato, ma la spedizione aveva pagato un prezzo veramente amaro: 4 alpinisti su 7 avevano infatti perso la vita nella discesa. L'eco sulla tragedia si diffuse sui quotidiani di tutto il mondo. Per molti anni si susseguirono polemiche, si parlò di corde tagliate e vi furono scambi di accuse tra Whymper e le guide Taugwalder, mentre nell'opinione pubblica mondiale andava rafforzandosi l'idea che l'alpinismo non era altro che un passatempo per folli, alla ricerca di un modo originale per morire. Il Times scrisse sull'alpinismo : “una scommessa tra la vanagloria e una morte terribile”.

Tre giorni dopo la conquista Inglese anche il tricolore italiano arriva sulla cima della montagna ad opera di Felice Giordano, la guida Carrel e l'alpinista Amé Gorret.

La bendiera di conquista di Whymper non viene di certo occultata ma divenne un funebre drappo.

Tra le altre salite degne di nota ricordiamo la traversata compiuta da Tyndall da Breuil a Zermatt transitando per il Cervino.

 

 


 

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