La Leggenda del Regno di Fanes

Dolasilla

 

La famosa, "Leggenda del Regno di Fanes",è sicuramente uno dei racconti più ricchi e complessi della tradizione ladina dolomitica.

La saga si compone di diversi racconti, che sono stati raccolti e trascritti verso la fine dell’800 da Karl Felix Wolff, giornalistica austriaco, appassionato di racconti e del fantastico ambiente delle Dolomiti.

Karl si innamorò fin dalla tenera età di questi Luoghi, da piccolino infatti la sua badante, originaria dalla Val di Fiemme, gli raccontava Storie e Leggende sulle Dolomiti.

Vi raccontiamo ora i tratti principali di questa bellissima storia:

 

C'era una volta, in un tempo immemore prima della storia, un popolo che viveva in pace in un verde regno al cospetto del monte Conturines, il popolo di Fanes.

Queste genti, erano legate da secoli in una stretta alleanza con il popolo delle marmotte, abitanti del sottosuolo, fatto che però costituiva un segreto conosciuto solamente dalle Regine del Regno.

I sovrani di Fanes avevano due figlie: Dolasilla e Luyanta.

La prima era un abile guerriero che oltre alle sue doti fisiche poteva sfruttare il potere di un'armatura magica. Questa armatura le era stata donata dai nani che abitavano nei pressi del Lago d'Argento, nelle vicinanze di Canazei, come ricompensa per la bontà che Dolasilla aveva dimostrato nei loro confronti, ed era stata fabbricata proprio con la pelle delle marmotte, storiche alleate del popolo di Fanes e resisteva praticamente a tutti i tipi di freccie

Con questa armatura Dolasilla partecipava a guerre e battaglie, ed era diventata un guerriero infallibile.

Un segreto però veniva custodito con gelosia dal Re di Fanes: l'invincibilità di Dolasilla aveva un limite, in quanto sarebbe durata solamente fino al momento in cui la fanciulla si sarebbe sposata. Nessuno, otre al Re, era a conoscenza di questo.
Tra i principali nemici del popolo di Fanes vi era un crudele stregone, chiamato Spina de Mul: con il corpo per metà mulo e per metà scheletro, questa forza maligna aveva enormi poteri che gli garantivano potere assoluto sugli avversari, tranne uno: un giovane cavaliere del popolo dei Duranni, chiamato Ey de Net (occhio della notte in ladino), che custodiva sotto il suo mantello la Rayeta, una pietra magica, inizialmente appartenuta allo stesso stregone, in grado di rischiarare anche le tenebre più scure.

Quando le armate dei Duranni, insieme ad altri popoli come i Cayutes e i Landrines, furono radunate da Spina de Mul per muovere guerra contro il Regno di Fanes, Ey de Net decise di partecipare alla battaglia ad una condizione: voleva che Dolasilla, che aveva conosciuto anni prima e della quale si era innamorato, venisse risparmiata dai combattimenti.Ey de Net impegnato nella battaglia - immagine di Cristina Marsi

Tra i due giovani, infatti, era nato un profondo legame, anche se il loro incontro era stato fugace e risalisse a molto tempo prima. Lo stregone finse di accettare e convinse con l'inganno Ey de Net a combattere contro Fanes. La battaglia fu cruenta e ad un tratto, tra la folla dei soldati, Ey de Net scorse la bellissima Dolasilla, intenta nella battaglia; nello stesso tempo Spina de Mul, che stava al suo fianco, scagliò una freccia stregata contro di lei, che la ferì gravemente. Al vedere ciò, Ey de Net fu preso dalla rabbia e fuggi dal campo di battaglia, rifugiandosi sul Pomagagnon, maledicendo lo stregone per il tradimento.

Come poteva aiutare la sua amata guerriera? Ey de Net decise di consultarsi con creature magiche come le aguane, che vivono nell'acqua dei laghi alpini, e la Tsikuta, una strega, sorella di Spina de Mul, e regina dei papaveri.

Entrambe spiegarono a Ey de Net che il destino di Dolasilla era segnato, che presto il Regno di Fanes sarebbe caduto, e che l'unica cosa che lui avrebbe potuto fare per salvarla era di donarle uno scudo magico, fabbricato in argento dai nani del Latemar, in grado di resistere alle frecce stregate di Spina de Mul. E così fece.

Donò lo scudo a Dolasilla e chiese al Re di Fanes la mano della figlia; questi, a conoscenza della profezia sulla potenza della figlia, rifiutò e decise di cacciare il cavaliere dal Regno.

Il re, avido di ricchezze, decise inoltre di allearsi in segreto con i nemici, ottenendo in cambio le ricchezze contenute nelle viscere del Lagazuoi.

In questo modo il re tradì il suo popolo, lasciandolo partire in battaglia contro le armate nemiche da lui stesso aizzate, convinto però che Dolasilla non prendesse parte al combattimento: i due giovani, infatti, si erano promessi che mai sarebbero scesi in battaglia l'uno senza l'altra, ed essendo Ey de Net esiliato, Dolasilla non sarebbe sicuramente partita.

Tuttavia, la principessa rappresentava l'ultima speranza per il popolo di Fanes e fu convinta dai suoi sudditi a partecipare alla guerra.

Un giorno, prima della battaglia, camminando per i prati, Dolasilla incontrò tredici bambini malconci, che le chiesero qualcosa in dono; la principessa, spinta dalla sua immensa bontà, regalò loro le ultime tredici frecce argentate che le erano rimaste, armi capaci di trafiggere ogni armatura compresa quella indossata da Dolasilla.

In realtà, i tredici bambini erano tredici demoni inviati da Spina de Mul, il quale così potè consegnare ai nemici di Fanes le armi per sconfiggerli definitivamente.

La battaglia scoppiò, e Dolasilla fu colpita dalle frecce argentate scagliate dai nemici: la guerriera cadde a terra trafitta e morì.

Il Re di Fanes, intento a trafugare i tesori dei monti lontano dalla battaglia, non si accorse nemmeno della morte della figlia e, a causa del suo tradimento, fu tramutato in roccia.

 

Ancora oggi è possibile ammirare il "Falso Re", nel luogo che da lui prese il nome, "Falzarego". Questa fu la fine del magico Regno di Fanes, il cui popolo dopo la battaglia si rifugio nelle caverne, in attesa del tempo della rinascita, narrato dalle antiche leggende.

E una volta all'anno, in una notte di luna, una barca compie il giro del Lago di Braies, con a bordo la Regina di Fanes e Luyanta, la secondogenita, sorella della povera Dolasilla: entrambe attendono lo squillo delle trombe argentate che annunceranno la rinascita del Regno di Fanes.

 

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